Mercoledì 14 settembre 2016 il cinema italiano ha incassato 1.259.145 euro e un totale di 590 mila spettatori sono andati in sala. Un grande successo per il ministro Franceschini che twitta: “Dopo anni e anni tornano in tutta Italia le file davanti ai cinema! E non è Natale… Che emozione!” Seguono tweet e post giulivi un po’ ovunque da chi crede di sapere, dai mezzo-informati, dagli snocciolatori di notizie sul web.

Dario Franceschini on Twitter

In pochi dicono e in meno sanno che il 14 settembre 2015 il cinema italiano incassava 1.363.291 euro e quindi – i numeri non sono un’opinione – la giornata a 2 euro rappresenta una perdita pari al 7,64%. Perdita che va a nuocere a tutti gli operatori del settore (produttori, esercenti e distributori) che, in un mercato di crisi nera, se dovessero tagliare sul personale, vorremmo vedere cosa direbbero il Ministro e tutti i “quaquaraqua” della rete.

Viene da chiedersi come mai i salumieri non dichiarino la giornata di sconto del 75% una volta al mese, idem Apple o i distributori di benzina. Un pacchetto di Camel morbide costa 4 e 80 tutto l’anno malgrado le campagne antifumo. E Maria De Filippi non va mai in onda senza pubblicità per ingraziarsi o aumentare il pubblico.

Il vero dato mortificante è il pensiero comune che la cultura in Italia debba essere svenduta. Il cinema, in particolare, è già l’intrattenimento più economico del mondo. Mercoledì 14 settembre, nei cinema di Toronto, Sully di Clint Eastwood costava 10 dollari e era pieno ovunque.

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